Si parlava di pop corn…

2009 marzo 13

rengginang

rengginang

…che pop corn non è, e nemmeno mais…

In effetti quello che ho preparato non ha nemmeno l’aspetto di un classico pop corn…ma ne possiede il sapore, decisamente…

E mai mi sarei aspettata che il sapore fosse quello, considerando che invece questi cosi lassù e laggiù son fatti con il riso, ma non un riso qualsiasi, piuttosto il riz gluant come direbbero i francesi, o il sweet-sticky-glutinous rice secondo gli inglesi o meglio ancora il mochigome, alla maniera giapponese…o nasi ketan, per gli indonesiani ^_^

Il riso glutinoso ha un aspetto stupendo…ha i chicchi lucenti e non trasparenti, ma bianchi…è davvero invitante…

A dispetto del nome non contiene glutine, ma è composto da una elevata percentuale di amilopectina che lo rende colloso…l’amido è formato da amilosio e amilopectina, molecole lineari le prime e ramificate le seconde, in proporzione differenti…l’amilosio non gelifica durante la cottura quindi il riso che ne contiene una quantità maggiore, quello a chicco lungo, in cottura si mantiene sgranato…il riso che ne contiene poco diventa colloso, basta pensare al riso per sushi a chicco corto, o il glutinoso appunto, che è la quinta essenza della collosità…

Dell’esistenza di queste meraviglie culinarie son venuta a conoscenza poco dopo il post sulle nuvole di drago…mi son letta per benino tutta la pagina di wikipedia dedicata a loro e ho deciso di cercare informazioni utilizzando il loro nome originale indonesiano, kerupuk, così è comparsa una pagina con indicati tanti fratellini e tante sorelline…ho messo a soqquadro il web alla ricerca di ognuno di loro e poi mi sono soffermata su uno in particolare e particolare…rengginang…

Ho vagato alla ricerca di informazioni in lingua inglese fino a che non ho trovato questa ricetta…ho comprato il riso glutinoso apposta per farla ed ora eccomi qui a presentare i pop corn fatti con il riso…

rengginang prima della frittura

L’originale doveva essere aromatizzato con la pasta di gamberetti e cotto con olio di palma o di cocco, ma per le ragioni dell’altra volta e salutistiche che continuano ad impedirmi di cedere alla tentazione di provare i due oli nefasti li ho cotti in olio di semi e aromatizzati con aglio in polvere (quello vero l’avevo finito ^_^)…

Si possono fare anche dolci, con il miele e inserendo semini vari…teoricamente si potrebbero cuocere anche al microonde, ma quando ho provato il mio ha cominciato a lanciare fulmini poco rassicuranti, quindi ho lasciato perdere l’esperimento cottura…in ogni caso assorbono pochissimo olio, la carta assorbente su cui li ho poggiati è rimasta completamente asciutta…


Rengginang

Ingredienti:

  • 1 kg di riso glutinoso tenuto in acqua per un’ora (confesso, io mi son dimenicata di farlo ^_^)
  • 400 cc d’acqua (per 100 gr di riso io ne ho usato 120 gr circa, penso ne abbia dovuto usare di più perché ho saltato la fase di ammollo)
  • sale
  • aglio in polvere o 5 spicchi pestati
  • un cucchiaino di pasta di gamberetti (io non l’ho messa, ma per ottenere il sapore originale si dovrebbe usare)
  • olio di semi per friggere (si dovrebbe usare quello di cocco oppure quello di palma)

Procedimento:

Cuocere il riso a vapore per trenta minuti.

In un pentolino unire l’acqua, il riso, l’aglio ed eventualmente la pasta di gamberetti.

Cuocere a fiamma bassa fino a quando non viene assorbita tutta l’acqua.

Cuocere nuovamente il riso a vapore per un’ora.

Prendere cucchiaiate di riso e disporle su una teglia coperta di carta da forno o silpat e appiattirle leggermente con le mani bagnate (se non le bagnate il riso si appiccicherà sulle mani e non riuscirete a dargli la forma di disco).

Seccare in forno a 60-70°C per qualche ora.

Scaldare l’olio e friggere i rengginang uno alla volta.

Mantenere l’olio non troppo caldo perché altrimenti i chicchi non si espandono bene e l’interno resta gommoso in modo irregolare.

Non cuocerli per troppo tempo altrimenti scuriscono troppo e diventano secchi.

Ingozzarsi a dovere di pop corn di riso soffiato rigorosamente homemade e presentarli agli amici gastronomicamente curiosi senza dire loro come son fatti per vederli morire dalla curiosità (ho un lato stranamente perfido, lo ammetto).

P.S. Ma si nota quanto mi piacciano queste ricette con gli ingredienti seccati in forno e poi fritti? Si, si nota, vero?

5 Responses leave one →
  1. 2009 marzo 13

    ma che bella invenzione questi pop-cor di riso, hai fatto veramente una bella ricerca GNAM :-P

  2. 2009 marzo 13

    Geniali. No, dico sul serio!
    Ho aperto sill’altro tab la tua ricetta dei kroekpoek (in Olanda li chiamano così, essendo stati colonizzatori hanno olandesizzato molti termini, wow ,i porti ad Amsterdam per la gola!) e non so dove guardare per prima.
    Ti chiedo una cosa, allora. Ad Amsterdam mangiavo i bak-pao, che sono, immaginati, delle pagnotte sferiche di pane bianchissime e spugnose, come palle di mollica dalla superficie tesissima, ripiene in vario modo, sempre salate. Si cuociono a vapore.
    Un mio amico, che faceva lo sguattero durante l’università  in qualche ristorante asiatico era arrivato a farli, ma non mi ricordo più un fico secco. Io so fare due pani al vapore, indiani, ma questo non l’ho imparato perchè piaceva solo a me in casa. Lo spelling, come hai già  avuto modo di vedere, varia e spero sia corretto.
    Ti sembra di avere avuto questa preparazione sotto gli occhi?

    Ancora complimenti!

  3. 2009 marzo 13

    dimenticavo, io faccio i gyoza giapponesi, che sono parenti dei ravioli che dici tu solo che hanno una cottura prima in padella e poi a vapore. Li faccio da ricetta con acqua e manitoba, ma lil frutta delle lande canadesi e la tapioca parlan chiaro ^____^ In ogni caso ecco il frutto della mia fatica http://www.montag.it/comida/archives/003706.html,
    li ho ipmarati facendo uno scambio con la mia amica giapponese sumi: su un tavolone facevamo lei tortellini e io gyoza supervisionandoci a vicenda

  4. 2009 marzo 14
    Mika permalink

    Si, chi li ha inventati meriterebbe un premio…

    Non sapevo ci fossero anche in Olanda!!!Com’è piccolo il mondo….

    Non ho mai sentito nominare i bak-pao, ma conosco i bao cinesi, che sono pagnottine di pasta lievitata bianchissima cotti a vapore con ripieni salati, esattamente come scrivi tu…oppure i nikuman, che sono l’equivalente giapponese…anche quelli li ho nell’elenco super affollato di ricette da provare…

    Ho provato a fare i gyoza una volta sola, ma non avendo letto il tuo post non sapevo di dover usare la manitoba, nè che andasseero sformati tutti in una volta…li riproverò presto seguendo tutto il tuo procedimento…i miei si erano miseramente attaccati alla padella… ^_^

  5. 2009 marzo 15

    Gli Olandesi hanno colonizzato l’Indonesia e vedessi la cucina indonesiana come è diffusa. Il rijstafel ad esempio.
    Gli Olandesi hanno anche colonizzato il Suriname e quindi si può mangiare surinamense (e trovare al supermercato tutto per cucinare).
    Il pane ripieno è lui, è diffuso in tutta l’asia e ha spelling diversi e anche io ci voglio provare.

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